Lava i fegatini e asciugali con la carta assorbente. Trita la cipolla e, in un tegamino con un filo d’olio, falla rosolare. Quando la cipolla sarà cotta e trasparente, butta nel tegame i fegatini, alza la fiamma e fai colorire ben bene per 5 minuti. Bagnali col vino e fai evaporare. Togli dal fuoco. Con la mezzaluna, o nel mixer se preferisci un risultato più cremoso (o hai poca voglia di sbatterti!), trita finemente i fega- tini insieme ai capperi, ben scolati dall’aceto, e all’acciuga. Rimetti il composto nella padella e, aggiungendo un ramaiolo di acqua, fai cuo- cere per qualche minuto. Assaggia, aggiusta di sale e pepe ed even- tualmente metti il pezzettino di burro per rendere lucida la crema e ancora qualche capperino per decorare. Due i modi per servire que- sto paté: o prepari tu i crostini o metti in tavola, in una bella salsiera e ognuno fa da sé.

N.B. In frigo, ben sigillata con la pellicola, la crema si conserva anche una settimana.

Genialata Il pane per questi crostini è senza sale, sciocco come in Toscana. Va bene anche la frusta, lo “stinco”, come si chiama in Italia il pane tipo baguette. Due sono le scuole di pensiero: c’è chi il pane lo usa fresco, tagliato a fette e ricoperto di crema e chi, una volta fatto a fette, lo tosta e poi lo bagna col brodo caldo prima di spal- marci su il paté.

Il galateo Gli antipasti sono banditi dalle cene importanti. Ma come si fa con i primi ospiti, quelli che spaccano il minuto, quelli che arri- vano all’ora giusta fissata per la cena, senza un bicchiere di prosecco e qualche crostino da sgranocchiare? (Mannaggia, ma un paio di sema- fori rossi potrebbero trovarli sulla loro strada! Io mi devo vestire e truccare…). Antipasto, anteprandium: c’è chi lo fa derivare dal latino ante, davanti, prima, e chi dal greco antico anti, contro. E tu di che “antipasto” sei? Io? Adoro il latino, da sempre.