Pulisci, eviscera e taglia i pesci a rondelle o a pezzetti; infarinali velocemente e subito friggili pochissimi minuti in abbondante olio bollente. Fai scolare sulla carta gialla, spolvera col sale fino e servili immediatamente, magari con qualche spicchio di limone se ti piace.

Genialata Se penso a una tavola estiva, apparecchiata lungo uno degli 8.000 chilometri di coste italiane, non posso pensare a niente altro. Ah sì, magari c’è anche una bottiglia di vino bianco bella fresca. La frittura mista è la regina dell’estate, eppure per fare un frittino a regola d’arte ci vuole poco.

Ci vuole che una paranza, un peschereccio che rientra in porto la sera, dopo aver già stivato nelle cassette il pesce di serie A, sistemi la minutaglia in ceste da vendere a buon prezzo e non lo ributti in mare. I pesci ambiti sono sempre gli stessi – orata, spigola, dentice – tutti quegli altri, seppur finiti nelle reti, in genere ritonfano in mare.

Ma perché invece di ributtarli in mare, solo perché poco richie- sti dal mercato, non si fanno diventare ganzi? Parafrasando Wendell Berry, mangiarli sarebbe un atto ittico, e in più tante truffe che ven- gono inventate per noi consumatori coi preziosi pesci di pregio, non avrebbero ragione d’esistere: sbiancare un’acciuga, non ne vale la pena!

Noi consumatori, in Italia, abbiamo una caratteristica, seguiamo le mode anche in cucina, per cui spero proprio che da domani qual- cuno faccia diventare desiderabile l’aguglia, la boga, il fragolino, il melù, l’occhiata, la palamita, la ricciola, il pesce sciabola, il gronco, la murena, il sugarello, o lo sgombro, la lampreda, la gallinella, il lucioperca, lo spar- lotto… ma non hanno dei nomi bellissimi?

È vero, qualche lisca in più, questo quarto stato del mare ce l’ha, saranno forse un poco più complicati da pulire e da mangiare, ma sai che fritturine ti ci vengono!?