Metti sul fuoco, a bagnomaria, una pentolina con una ciotola dentro la quale metterai la cioccolata e il burro a far sciogliere.

Intanto in una ciotola grande, con le fruste elettriche e parecchia pazienza, monta le uova con lo zucchero e la farina di mandorle, fin tanto che non avrai una spuma chiara e soffice.

Mischia bene le due creme versando la cioccolata a filo dentro le uova. Imburra e infarina una teglia, versa il composto e infila in forno caldo a 170° per 15 minuti.

Durante la cottura comincerà a creparsi in superficie: fai il test dello stecchino e, se esce asciutto, spengi forno e tira fuori la torta.

Quando è tiepida “scaravoltala” sul tagliere, spolverala bianca o nera con zucchero o cacao, a tuo piacimento, falla a quadratini e por- tala in tavola magari con una cucchiaiata di panna.

Genialata Questa torta, senza Cristoforo Colombo, non l’avresti potuta fare. Certo, anche senza galline la vedo dura…

Sì, perché in pratica è un frittatone di cioccolata, con l’aggiunta di mandorle. Facilissima, ti permetterà di non andare in pasticceria quando avrai da fare bella figura: comoda da portarsi dietro in una scampagnata, o da regalare. Le mandorle In pasticceria se ne fa un grande uso, sia al Nord che al Sud d’Italia. Se in Sicilia le usano per la “pasta reale”, deliziosa natura morta da iperglicemia, al Nord, fin dal Medioevo sono state messe dappertutto. Sarà perché la mandorla era considerata apotropaica? Come dire, tiene lontano la sfiga, gli influssi del maligno e porta bene? Sì. Erano considerate simbolo di luce: quante Madonne nei dipinti quattrocenteschi stanno in cielo in una mandorla! Al contra- rio delle povere noci, coagulo di sfiga, nero e stregonesco con quella loro forma che tanto somiglia al cervello… Lo dico sempre: l’Illumi- nismo, anche in cucina.